Caro Cory Monteith,
Non sono mai stata interessata alla vita di nessuno, per anni ho creduto che tutto, TUTTO, nella mia vita potesse essere controllato. E quando te ne sei andato, beh, ho scoperto che non è affatto così. Ho visto la tua vita scivolare via da questo mondo, come se tu e il dolore che ti portavi dentro steste cercando di evadere da una gabbia. Per la prima volta, quel giorno, ho pianto per qualcuno. Ho pianto per te. Perché non ti rendi conto di quanto una persona sia importante finché non la perdi, e anche se magari non ti conoscevo di persona, tu eri importante. Volevo vederti. Volevo abbracciarti. Volevo guardarti negli occhi e dirti che sarebbe andato tutto bene, che il dolore passa. Che il dolore si presenta con due opzioni: distruggerci o aiutarci. Io avrei voluto così disperatamente aiutarti, ma tu ti sei lasciato distruggere, e quanto sono arrabbiata per questo! Con te, che non sei riuscito a vivere. Con gli altri, che non ti hanno potuto aiutare, per quale motivo solo loro lo sanno (trovo che sia per ottusità, ma meglio che questo rimanga tra noi). E, più di tutto, con me stessa. Perché sono riuscita a rendermi conto di essere un mostro solo quando sei morto, e per questo sono stata felice. E mi rendo conto solo ora di essere stata ancor più un mostro gioendo grazie alla morte di qualcuno a cui tenevo. Per adesso grazie, per tutto quello che mi hai dato, per quello che mi hai insegnato. Sei uno dei miei più grandi eroi. E chissà, forse, un giorno, ti incontrerò, e potrò dirti che andrà tutto bene.
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